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GPS, sapere dove sei per
sapere dove sarai....
ACCENNI SUL
FUNZIONAMENTO DEL
SISTEMA GPS
Come funziona il sistema
GPS
La
diffusione dei
navigatori GPS nel
settore consumer è stata
molto repentina, e per
certi aspetti, anche
sorprendente; da
periferiche inarrivabili
che equipaggiavano le
automobili di fascia
superiore (mi ricordo un
mio conoscente che 5
anni fa con il
navigatore in macchina
si atteggiava a James
Bond), adesso hanno
invaso praticamente
tutto: automobili,
telefonini, palm,
biciclette...
Quello che sembra una
tecnologia spaziale e
complicatissima,
all'atto pratico è più
semplice di quello che
sembra; in questo
articolo spiegheremo
come funziona.
La "mappatura" della
terra è ottenuta grazie
ad una costellazione di
satelliti in orbita
circolare intorno alla
Terra a circa 20.200 km
di altezza; questa
costellazione è
costituita da 27
satelliti di cui 24
effettivi e 3 di
riserva, disposti su 6
differenti piani
orbitali con un piano di
inclinazione di 55°;
questo sistema di orbite
ed inclinazioni consente
di visualizzare la
superficie terrestre da
perlomeno 4 satelliti
contemporaneamente.
Questi satelliti hanno
un periodo di rotazione
di 12 ore, o meglio
"quasi" 12 ore; infatti
ogni giorno anticipano
di circa 4 minuti;
questo scarto, unito ad
altre considerazioni,
rendono indispensabile
un controllo a terra,
rappresentato da 4
postazioni disposte in
prossimità
dell'equatore: Isola di
Ascensione, Diego
Garcia, Hawaii e
sull'atollo di
Kwajalein; queste
postazioni supportano i
satelliti, correggendone
gli orologi atomici.
I
dati raccolti vengono
inviati alla stazione
master di Colorado
Springs, dove i dati
vengono elaborati per
valutare possibili
errori. Il dato
aggiornato viene
ritrasmesso al satellite
che, a sua volta, lo
ritrasmette ai vari
ricevitori degli utenti,
consentendo agli stessi
la precisa
individuazione della
costellazione.
L'opera delle basi a
terra è fondamentale per
la funzionalità del
sistema satellitare;
senza di esso i
satelliti diverrebbero
presto inutilizzabili.
La
costellazione di
satelliti sono il
risultato di invii
successivi; il primo
gruppo di satelliti
(Blocco 1) fu lanciato
dalla California tra il
1978 e il 1985 e non
sono attualmente più
operativi.
Nel 1998, infatti, è
iniziata la messa in
orbita dei satelliti del
Blocco 2 delle serie II,
HA e IIR. Di dimensioni
estremamente contenute
(meno di 6 metri di
larghezza con i pannelli
solari completamente
estesi e un peso di
circa 1.500 kg),
funzionanti a energia
solare e dotati di
piccoli propulsori
autonomi per la
correzione degli errori
di rotta, sono stati
lanciati per mezzo di
cosiddetti "razzi a
perdere" del tipo Delta.
In realtà era previsto
che alcuni fossero
posizionati direttamente
dagli Shuttle, ma il
programma venne sospeso
dopo il rovinoso
incidente del
Challenger. Gli orologi
atomici montati a bordo
sono quattro, due al
cesio e due al rubidio,
per garantire la massima
precisione e l'adeguata
ridondanza.
La flotta del futuro
La permanenza in orbita
della costellazione è
prevista in circa otto
anni e tra quest'anno e
il prossimo è previsto
l'invio in orbita di un
secondo blocco di
satelliti (serie IIF),
non solo sostitutivi
degli attuali ma con
caratteristiche tecniche
migliorate (per esempio
l'implementazione di una
seconda frequenza per
usi civili e l'utilizzo
di orologi all'idrogeno
invece di quelli al
cesio/rubidio). Tutti i
satelliti della serie
II, oltre che delle
funzioni Gps, sono
dotati di sensori per
rilevare eventuali
esplosioni atomiche al
suolo. La velocità di
spostamento rispetto
alla superficie
terrestre è di circa
3.000 km/h, mentre
quella relativa rispetto
all'orbita raggiunge
11.000 km/h.
Come funziona il GPS
Il sistema di
funzionamento del Gps è
relativamente semplice.
Si basa, di fatto, sul
metodo della
triangolazione, un
sistema utilizzato per
secoli dai navigatori;
il sistema ricevente
dell'utente riceve
impulsi dai satelliti
della costellazione Gps
e, attraverso un sistema
di equazioni, desume la
propria posizione
triangolando i segnali
automaticamente,
utilizzando
essenzialmente un metodo
adottato nell'antichità
dai naviganti e a
tutt'oggi dai
cartografi: utilizzando
la rilevazione della
posizione di almeno tre
punti fissi (con
coordinate note) si
calcola la propria
posizione, data
dall'incontro delle
rette passanti per detti
punti. Questa prima
considerazione di fa
dedurre, quindi, che non
è il dispositivo di
navigazione al suolo (in
mare o nel cielo) che
comunica la propria
posizione ai satelliti,
come si potrebbe
immaginare, in realtà
avviene il contrario. Il
dispositivo è atto a
ricevere segnali univoci
e continui dal satellite
che li invia in maniera
unidirezionale. La
ricezione dei segnali di
tre distinti satelliti
fornisce un'indicazione
abbastanza precisa della
posizione, ma non
assolutamente precisa;
per questo motivo
occorre ricevere
l'impulso da un quarto
satellite per ottenere
la maggiore precisione
possibile, vedremo tra
poco il perché.
Ogni satellite della
costellazione genera un
segnale contenente tre
informazioni: il proprio
identificativo, la
posizione sull'orbita in
cui si trova e un
segnale temporale la cui
precisione è garantita
dall'orologio atomico
montato a bordo.
Attraverso queste
informazioni il
dispositivo ricevente è
in grado di conoscere la
distanza esatta dal
satellite, applicando
una delle leggi di
Newton (distanza =
velocità x tempo) e
quindi moltiplicando il
tempo di percorrenza del
segnale per la velocità
della luce (circa
300.000 km al secondo).
Chiaramente, però, il
ricevitore può trovarsi
in un qualsiasi punto di
un'ipotetica sfera il
cui raggio è
rappresentato dalla
distanza
ricevitore/satellite. La
ricezione di un secondo
segnale, analogo al
primo, da un secondo
satellite genererà una
seconda sfera che
s'intersecherà con la
prima in due punti
generando un'ellisse
entro la quale si
troverà il punto
ricercato. Basterà
quindi ricevere il
segnale da un terzo
satellite per limitare
le possibilità a due
punti molto vicini (uno
dei quali potrà essere
automaticamente
eliminato per via di
considerazioni
matematiche e
cinematiche) e quindi
ottenere la corretta
posizione dell'apparato
ricevente.
I problemi essenziali a
questo punto sono due:
calcolare con massima
precisione il tempo di
percorrenza del segnale
e potere garantire la
massima sincronizzazione
degli orologi (quello
sul satellite e quello
dell'apparato di
ricezione). Il sistema
di codici utilizzato per
ottenere la massima
precisione del tempo di
percorrenza è di tipo
"pseudocasuale".
S'intende con questo
termine un sistema di
codici estremamente
complesso, tale da
apparire pressoché
casuale. In realtà si
tratta di un codice
ripetuto mille volte al
secondo. La lettura del
codice generato dal
satellite e di quello
generato localmente dal
dispositivo ricevente
(teoricamente nello
stesso istante) e il
loro confronto causano
una discrepanza e quindi
una grandezza misurabile
che fornisce il valore
della distanza. Il
satellite emette il
proprio segnale, e invia
il proprio codice, su
due portanti: L1
(1.575,42 MHz) e L2
(1.227,60 MHz). Sulla
prima portante viaggia
un codice, detto C/A
(Coarse Acquisition o
acquisizione
grossolana), ripetuto
ogni 1.023 bit, e occupa
una banda da 1 MHz.
Il C/A definisce
un'acquisizione
grossolana in quanto lo
sfasamento di un
microsecondo (pari a
poco meno di un ciclo),
moltiplicato per
l'enorme distanza, può
generare errori fino a
300 metri. Il secondo
codice P (Precise) è
modulato invece a 10
MHz, quindi con una
frequenza al secondo
dieci volte maggiore.
Questo è il codice che,
combinato con il primo,
garantisce la precisione
richiesta. Il codice P è
anche quello che
l'Amministrazione
americana si è riservata
di potere degradare in
caso di assoluta
necessità e di minaccia
alla sicurezza nazionale
(come è avvenuto nelle
ore successive agli
attacchi alle Twin
Towers dell' 11
settembre 2001). Risolto
il problema dei codici
la questione è
riconducibile a un
problema di precisione
degli orologi.
I quattro montati sul
satellite, sono precisi
al milionesimo di
secondo, ma non
altrettanto precisi
possono essere quelli
montati
sull'apparecchiatura
ricevente (il costo e le
dimensioni sarebbero
proibitivi).
Entra in gioco allora il
segnale ricevuto dal
quarto satellite.
Supponendo che tutti i
dispositivi
(spazio-terra) siano
perfettamente
sincronizzati, la
triangolazione di
quattro segnali che
s'intersecano dovrebbe
fornire l'indicazione
accurata di un punto.
Poiché questo nella
realtà non accade, si
deve assumere come unica
fonte di errore il
dispositivo ricevente.
Ragionando al contrario
è possibile calcolare
quali aggiustamenti
possano riportare
l'intersezione dei
segnali a un punto
singolo e in base a tali
valori ricalcolare le
coordinate e la
posizione. Ma i problemi
non sono finiti, e
occorre calcolare ancora
alcune variabili.
A causa
dell'attrazione
gravitazionale terrestre
e lunare, nonché delle
radiazioni solari, le
orbite dei satelliti
subiscono scostamenti
che vanno corretti con
il supporto delle
postazioni terrestre
indicate prima; inoltre,
durante
l'attraversamento della
ionosfera e della
troposfera i segnali, a
causa delle particelle
caricate elettricamente
che interferiscono con
le onde
elettromagnetiche,
subiscono rallentamenti
che vanno compensati.
Per risolvere questo
problema viene
utilizzato il metodo di
confronto tra le due
portanti (LI e L2), che
vengono rallentate in
maniera differente dalle
particelle: confrontando
i ritardi, è possibile
calcolare gli effetti
dell'atmosfera sul
segnale. Ultimo, ma non
per importanza, è il
cosiddetto "multipath",
ovvero la riflessione
dei segnali causata
dalla presenza di
ostacoli a terra, nonché
l'effetto Dop-pler
causato dal movimento
del ricevitore. Queste
potenziali fonti di
errore sono corrette
attraverso elaborazioni
numeriche dei segnali
operate direttamente dai
dispositivi di
ricezione. Come funziona
il ricevitore? Nel
momento in cui si
accende il ricevitore,
quest'ultimo si pone in
ascolto del segnale
proveniente dai
satelliti "visibili" da
quella determinata
posizione. Se il
ricevitore viene acceso
dopo lungo tempo
dall'ultimo utilizzo, si
parla di "cold start"
(avvio a freddo). In
questo caso il
ricevitore deve creare
un "almanacco" della
posizione presunta di
almeno un satellite e
ricevere un segnale
orario sufficientemente
preciso da cui desumere
la posizione degli altri
satelliti della
costellazione. A questo
punto, se le condizioni
di ricezione sono
favorevoli, il satellite
è in grado di creare le
"effemeridi", ovvero il
posizionamento preciso
degli altri tre
satelliti che gli sono
necessari per calcolare
il posizionamento (fix),
e può cominciare la
navigazione.
Il tempo per compiere
questi calcoli ed
effettuare il fix è
definito con l'acronimo
Ttff (Time To First Fix)
e si aggira normalmente
attorno a un minuto,
sempre che non siano
presenti troppi ostacoli
e il ricevitore non sia
in movimento. Nel caso
di una riaccensione del
dispositivo dopo poco
tempo dall'ultimo
spegnimento, si parla
invece di "warm start"
(avvio a caldo). In
questo caso il Ttff
scende in maniera
drastica a tempi che
vanno da dieci a venti
secondi, questo perché
le effemeridi e
l'almanacco registrato
nella precedente
sessione di lavoro
possono essere ancora
ritenuti validi e molte
operazioni non devono
così essere ripetute.
Il numero e la posizione
dei satelliti visibili
dal dispositivo
influiscono naturalmente
sulle operazioni
sopradescritte. Una
disposizione che veda
troppi satelliti
allineati o raggruppati
è meno efficace di una
che veda un numero
inferiore di satelliti
ma ben distanziati tra
loro. I dispositivi in
commercio sono in grado
di "ascoltare" un numero
variabile di canali tra
12 e 16 (praticamente
nessun dispositivo è in
grado di visualizzarne
24); per la
determinazione efficace
della posizione il
dispositivo dovrà essere
in grado di operare
scelte selettive tra i
vari segnali
selezionando i migliori
e i meglio distribuiti. |
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Ultimo aggiornamento: 15-12-09 www.audioservice-bologna.com
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